I libri di corso Siccardi tra giacobinismo e green city

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 01/09/2018


La consueta deriva propagandistica ha rappresentato, nel caso dello smantellamento delle bancarelle di corso Siccardi, l’ultimo caso di radicale polarizzazione delle valutazioni dell’operato del Primo Cittadino. Così, all’offensiva lanciata dalla barricata a trazione PD, che accusa Appendino dell’ennesima dimostrazione di malgoverno, risponde la difensivista fazione a sostegno del Sindaco. Ciò che accomuna le due prese di posizione (perché di questo si tratta) è la consueta sterilizzazione del dibattito razionale, in favore di una più appagante ubriacatura populista. E, il dato che desta la maggior preoccupazione, è che alcuna delle parti in causa sembra rendersi conto di questo.

Così, se da un lato la scelta di sgomberare le bancarelle per far posto alla ciclabile è indice di giacobinismo politico, fascismo, odio verso la cultura, svalutazione del ruolo sociale della lettura, incapacità amministrativa e una notevole quantità di altre dichiarazioni social che non sto qui a riportare; dall’altro si osservano folle farsi a quadrato attorno al Sindaco, rispondendo con vocaboli che vanno dal consueto “pidiota” al più gaudente “rosicone”. E a fioccare, in questo caso, sono le accuse di “bastiancontrarianesimo” di chi non ha votato per la Chiara alternativa.

Farsi portavoce di posizioni intermedie in questi casi comporta notoriamente rischi. Si diventa troppo fascisti per gli uni e troppo sinistroidi per gli altri. Ma qualcuno che offra punti di vista differenti deve pur esserci. Quel che è certo è che la giunta comunale, in tutta la vicenda, ha le sue colpe: lo sgombero parrebbe sensato se a rimpiazzare le bancarelle ci fosse un progetto di ciclabile pronto per essere avviato e fondi a disposizione. Ma il progetto non è completo, e i fondi non rispondono all’appello. La corsia ciclistica tarderà ad arrivare, ma nel frattempo i librai devono lasciar morire una tradizione che durava dal ’62. Stentiamo a credere che non fosse possibile valutare un range di soluzioni differenti, da parte dell’amministrazione. A maggior ragione considerato il patrimonio di testi difficilmente reperibili che sotto le tettoie verdi dimoravano.

Ma, che piaccia o meno, quelle del Sindaco sono abbastanza ineluttabili scelte politiche sostenute da figure politiche. Che, quindi, non dovrebbero destare troppa meraviglia. E, piaccia o meno, il trasformarsi è nella natura delle città. La vera eresia non è la scelta impopolare, che dalla politica è inseparabile. E non è tantomeno il tifo politico, che pur ha i suoi innumerevoli e connaturati limiti. L’eresia, sarebbe ora di riconoscerlo, è in noi: perché, se di qualcosa siamo colpevoli, è di aver sempre secondato la corruttrice e demagogica tendenza a scaricare l'individuo di ogni responsabilità, rigettandola regolarmente e interamente sulla società e sulle amministrazioni. Se un sondaggio potesse stabilire con esattezza quanti di coloro che oggi criticano la demolizione delle tettoie hanno mai acquistato o fatto visita ai librai che sotto quelle tettoie ci lavoravano, sono certo che i risultati sarebbero negativamente sorprendenti. A mancare, come opposizione concreta, è stato il tacito sostegno del mercato: se più torinesi avessero impiegato il loro tempo passeggiando in Corso Siccardi, piuttosto che in qualche centro commerciale, ecco che i negozianti avrebbero avuto dalla loro un’arma per poter intavolare una discussione con i poco oculati amministratori, e poter raggiungere un accordo che prevedesse semplicemente un trasloco delle bancarelle.