Al centro Valter Zanetta, a destra Marco Zacchera

Chi sono i leader secessionisti del VCO

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 26/08/2018


Zanetta e Zacchera: il primo è al centro di un esteso sistema di parentopoli, il secondo ama a tal punto la provincia verbanese da essersi candidato nientemeno che a sindaco di Cuneo.

L’EPOPEA DELLA FAMIGLIA ZANETTA – Il primo firmatario del manifesto secessionistico, l’ex senatore Valter Zanetta, attualmente in quota Lega ma con un passato berlusconiano, si trova al centro di un intreccio familistico che vede i propri parenti posizionati in ruoli chiave del panorama politico ed economico del VCO.

Scriveva, nel 2013, Lo Spiffero: “il senatore pidiellino Valter Zanetta, attraverso lo studio di progettazione di cui è titolare, non solo ha ottenuto numerosi incarichi per le opere post alluvione dalle Comunità Montane, realizzando diversi piani regolatori, ma ha pure piazzato nei consigli di società pubbliche un suo collaboratore (Cosimo Russo nel cda di Tecnoparco) e un suo dipendente (Graziano Uttini, presidente del Parco Veglia-Devero-Antrona).”

Il meccanismo instaurato è di natura ciclica: la visibilità politica garantisce l’assegnazione di incarichi con ampi margini di profitto, e viceversa. Un ruolo di rilievo il cui peso viene abilmente sfruttato per piazzare la figlia, Francesca Zanetta, alla guida della Fondazione Cariplo. Prosegue Lo Spiffero: “Ora il colpo di mano del presidente della Provincia del Vco, il compagno di partito Massimo Nobili, il quale - ignorando l’appello bipartisan lanciato nei giorni scorsi dai sindaci del comprensorio in cui si chiede la riconferma in Cariplo del commissario uscente, Roberto Ripamonti – ha presentato una rosa in cui compare il nome di Francesca Zanetta, a quanto pare favorita rispetto agli altri due pretendenti, Emanuele Terzoli, figlio di Luigi membro del cda di Veneto Banca, e il ciellino Giorgio Fiorini.” Ruolo, quello di commissario della Cariplo, che la signorina Zanetta riveste dall’aprile 2013.

Ma gli affari familistici del quasi-lombardo senatore di Domodossola proseguono oltre: suo cognato Rodolfo Signorini è stato sindaco a Baceno, mentre la figlia  è stata consigliere comunale, sempre a Baceno, nella maggioranza che sostiene lo zio sindaco, salvo poi dimettersi su istanza del suo stesso gruppo dopo che è venuta alla luce una sua richiesta per una concessione al fine di sviluppare a Baceno una centrale idroelettrica assieme a Fabio Dalla Pozza, figlio dell’ex sindaco di Crevoladossola Marcello. O forse, solo per non incappare nell’incompatibilità col futuro ruolo di Commissario della Fondazione Cariplo.

Francesca Zanetta ha anche criticato la proposta di una gestione pubblica della risorsa idroelettrica in quanto gli enti locali – troppo piccoli e frammentati – non avrebbero una capacità gestionale necessaria, mentre lei si trovava al tempo stesso nel ruolo di amministratrice/politica e di imprenditrice. Ed è proprio qui che si inserisce il tanto sostenuto discorso relativo ai canoni idrici: se l’ex senatore riuscisse nel suo intento di trasferire la provincia azzurra in Lombardia, le differenze legislative tra Piemonte e Lombardia potrebbero anche garantire ulteriori introiti nelle casse della famiglia Zanetta. Ma resta un discorso ipotetico.

UNA BANCA PER TUTTE LE REGIONI – Cambia la regione, ma la banca resta la stessa. Che sia Piemonte o Lombardia, gli interessi della Fondazione Cariplo si estendono da Torino a Milano con soluzione di continuità. Detiene infatti 767.029.267 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo SPA, pari al 4,836% del totale delle azioni ordinarie (dato aggiornato a ottobre 2017) derivante dalla proprietà di buona parte del capitale della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. Il patrimonio stimato si aggira sui 7,5 miliardi di euro. Tuttavia i progetti patrocinati dalla Fondazione di localizzano nelle sole provincie di Novara e Verbania: di certo, in caso di passaggio delle province piemontesi sotto l’egida del Pirellone, tra i primi interessi a risultare soddisfatti ci sarebbero quelli degli Zanetta. Trattare con l’apparato burocratico di una sola regione, la Lombardia, piuttosto che due rappresenta una sorta di facilitazione esecutiva delle attività intraprese. Ed ecco spiegato il motivo del crescente interesse di un politico verbanese per le sorti della provincia di Novara, che ad oggi non ha programmato alcun referendum (anzi, i sindaci dell’enclave novarese tra il VCO e la Lombardia, sulle sponde meridionali del Maggiore, hanno fatto sapere di non essere intenzionati a cambiare regione).

UN VERBANESE PER CUNEO – La carriera politica di Marco Zacchera è quasi tutta interna alla Regione Piemonte. Consigliere comunale a Verbania, provinciale a Novara (prima della creazione della provincia del VCO), membro del consiglio regionale piemontese, infine deputato e Sindaco a Verbania tra il 2009 e il 2013. Membro della Camera ininterrottamente dal 1994 al 2012, rassegna le dimissioni per svolgere a tempo pieno l’attività di sindaco, obbligato da una sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito l'incompatibilità tra l’incarico parlamentare e quello di primo cittadino dei Comuni sopra 20.000 abitanti.

Nel corso dell’attività politica nazionale, trova inspiegabilmente il tempo per rivestire una notevole quantità di ruoli: nel 1995, già con l’incarico parlamentare sulle spalle, si candida (risultando eletto) al consiglio provinciale del VCO, proponendosi anche come sindaco di Cuneo come capofila di Alleanza Nazionale, ottenendo il 5,4%. Nel 1996, dopo il fallito esperimento cuneese, sovrappone all’attività da consigliere della giovane provincia del VCO una ricandidatura parlamentare. L’esito è l’elezione, ma al successo non corrisponde alcuna rinuncia dalla carica provinciale. Stesso discorso valido per il 2009, quando, al secondo anno di legislatura, diviene sindaco di Verbania, coniugando l’attività parlamentare a quella di primo cittadino per circa tre anni. Impegnato nelle associazioni di volontariato per la cooperazione internazionale, nel 1981 ha fondato i Verbania Centers: al di là degli effettivi esiti dei progetti intrapresi, sul sito personale del sindaco, consigliere in città provincia e regione, deputato si legge che l’attività dell’associazione si finanzia grazie a donazioni private, ma anche grazie a contributi di uno specifico ente, disposto a raddoppiare il capitale iniziale di 50.000 euro: la Fondazione Cariplo.