Dall'AxTo al chiuso: quanto perde Torino con il Decreto Milleproroghe

di ILARIA CERINO
pubblicato il 12/08/2018


L’ultima trovata del governo gialloverde riguarda il congelamento dei fondi destinati alle periferie dal governo Renzi. Il Decreto Legge Milleproroghe rinvia infatti a data da destinarsi la possibilità di utilizzo da parte dei comuni di 2,1 miliardi di euro.

Fondi (il più grande investimento mai dedicato esclusivamente alle periferie nella storia del paese) che risulteranno ora congelati per due anni almeno. Larghissima parte dei 120 comuni interessati si trovano così nell’infelice condizione di bloccare progetti già avviati sulla sia dei promessi stanziamenti. Tra questi Torino, che nel 2016 aveva dato il via al progetto Axto – Azioni per le periferie torinesi: 41 milioni di euro, dei quali quasi 18 milioni attesi da Roma, 20.3 cofinanziati da enti pubblici e privati, e la restante quota versata dal Comune. Un totale di 44 interventi ripartiti tra cinque settori: spazio pubblico, casa, lavoro e commercio, scuola e cultura, comunità e partecipazione.

È chiaro come e quanto Torino (il cui progetto era riuscito a classificarsi ottavo in graduatoria) ci perda: impossibilità a riqualificare case popolari, ristrutturare strutture pubbliche, strade e parchi, agire sul verde pubblico.

Ciò che di AxTo non rimpiangeremo è il metodo impiegato per ripartire una componente dei fondi, quella destinata a progetti e attività sul territorio: scelti tramite votazione popolare, erano ormai pronti a passare all’analisi di una non ben specificata commissione tecnica. E, se già state immaginando schiere di cittadini pienamente occupati a valutare, privi di specifiche competenze, proposte e progetti culturali, ricredetevi. Il sito tramite il quale si poteva esercitare il voto non ha raggiunto le 200 iscrizioni. Dato che fa riflettere: a conti fatti, hanno votato parenti e amici di membri dell’associazionismo cittadino. E, conseguentemente, non hanno superato la selezione le proposte meritevoli, bensì quelle al centro di dinamiche personali più estese. Nulla di cui stupirsi, solito ménage all’italiana.

La metodologia seguita per la valutazione delle candidature di AxTo, peraltro, rappresenta una svalutazione dei ruoli del politico e della figura tecnica: da un lato, non si comprende perché mai un politico, eletto anche per prendere decisioni di questo genere (e assumersene le responsabilità conseguenti), dovrebbe rispedire al mittente la delega legislativa che il popolo gli ha concesso. Dall’altro non si comprende perché non estendere la valutazione tecnica a tutti i progetti in gara, al posto che a un ristretto gruppo determinato dai clic di qualche signor nessuno di passaggio.

AxTo si è rivelato fallimentare, un modello di civismo che ha coinvolto assai meno individui di quanto ipotizzato, e che ha fatto dell’anti-meritocrazia la propria bandiera. Ed è per questo che, pur essendo dispiaciuti per il congelamento di tanti progetti per le periferie, non lo rimpiangeremo.