La pista da bob di Cesana Torinese, attualmente non utilizzata

I comuni montani esclusi dalla narrazione olimpica

di ILARIA CERINO
pubblicato il 21/07/2018


Affermare che le pagine dei giornali delle ultime settimane, relative al binomio Torino-Olimpiadi 2026, siano state dedicate quasi esclusivamente a Torino e alla sua giunta in crisi d’identità, è a dir poco un eufemismo.

Dalla narrazione ufficiale della prima gara dei giochi 2026, quella andata in scena tra le tre città candidate (Torino, Milano, Cortina d’Ampezzo) per arrivare alla designazione del CONI, è rimasta costantemente esclusa la voce dei comuni valligiani. Proprio quei comuni all’interno dei quali si dovrebbe svolgere (come peraltro già accaduto dodici anni fa) una consistente parte delle competizioni.

Se è vero che la nomenclatura ufficiale convoglia l’attenzione internazionale verso Torino, è altrettanto vero che un evento sportivo di tale portata sarebbe inconcepibile senza l’appoggio delle valli della provincia. Viene dunque da domandarsi perché Torino e giunta si permettano di trattare un tema tanto delicato (non solo per la città, bensì per il rilancio dell’arco alpino piemontese) senza allacciare contatti costanti con le realtà della provincia. Il Sindaco di Torino riveste, per legge, anche il ruolo di Sindaco metropolitano. In sostanza, svolge parte delle competenze precedentemente affidate al presidente di provincia.

L’elemento strutturale, mancato nel processo di candidatura, è stato un dialogo serrato con gli esponenti politici provinciali. Al contrario di quanto operato da Milano. Scelta che garantisce una solidità d’intenti (tra Regione Lombardia, capoluogo e Valtellina) sconosciuta al caso piemontese: elemento, questo, che potrebbe orientare l’ago della bilancia verso le candidate lombarde e venete. Richiesta specifica del CONI era infatti un’unità d’intenti tanto a livello di consiglio comunale quanto a livello di rapporti tra istituzioni. L'impressione è che nella valutazione dei pro e dei contro che accompagnano i giochi olimpici, così come nelle cronache giornalistiche di questi giorni, sia stato adottato un punto di vista del tutto torinocentrico, che ben poco si concilia con le esigenze di una regione che, per ripartire, necessita di sforzi e progetti condivisi.

Il Piemonte vive oggi una difficile congiuntura economica e turistica, dettata dall’incapacità di valorizzarne il marchio, contrariamente a quanto operato a livello mediatico da Lombardia e Veneto (il Trentino-Alto Adige costituisce un caso a parte, essendo dotato di statuto speciale). Le olimpiadi rappresenterebbero, per le valli, un’occasione di rilancio d’immagine nel panorama turistico, oltre che naturalmente l’opportunità di rimettere in funzione le strutture inutilizzate che furono di Torino 2006.

È il caso di Pragelato: qui fu realizzato l’impianto per la disciplina di salto con gli sci. Ad oggi solo le strutture più piccole dell’impianto risultano impiegate, come scivoli estivi. Costo? 35 milioni di euro. A Cesana, sul versante soleggiato della montagna (dunque nel posto sbagliato), fu realizzata la pista da bob: per la cui realizzazione furono stanziati investimenti di poco inferiori ai 107 milioni di euro. Con costi di smantellamento che si avvicinerebbero ai 20. Spostandoci a Sauze d’Oulx ci troviamo di fronte l’impianto di freestyle: costato circa 9 milioni di euro, per appena sei giorni di utilizzo e un’unica gara.

Ecco quanto dichiarato da Roberto Serra, ex sindaco di Cesana Torinese: “Cesana ha dato [per le olimpiadi] il posto più bello di tutto il suo territorio. Perciò chiedo, esigo che l’impianto riparta. Io credo che il bob possa rappresentare un valore aggiunto al territorio. Ma se non dovesse ripartire, si dovrebbe restituire il territorio uguale a come era prima delle olimpiadi.”

Questa invece l’opinione di Lido Riba, presidente Uncem Piemonte: "Le Olimpiadi invernali del 2026 sarebbero per Torino, per tutte le valli alpine, per l'intero Piemonte un grande strumento di sviluppo e di promozione dei territori. Permetterebbero alla montagna di costruire nuovi rapporti con la città, metterebbero a frutto, in modo sostenibile, gli impianti esistenti e il grande lavoro fatto dal 2000 a oggi per collocare il Piemonte al centro di un percorso internazionale che ha aumentato l'attrattività turistica del capoluogo e delle località alpine, grazie a un impegno costante delle Unioni montane e di tutti i Comuni. Il Piemonte, con Torino e anche altre aree come quella Cuneese, hanno un appeal turistico crescente, costruito negli anni grazie anche a importanti investimenti. Questo impegno va assolutamente valorizzato e non disperso in questa delicata fase. Siamo l'area italiana più credibile e il dossier dell'architetto Sasso, con il quale Uncem ha lavorato in passato per la rivitalizzazione dei borghi alpini, punta su riuso, valorizzazione del paesaggio e del rapporto città-montagna. Uncem si unisce alle Associazioni di categoria, agli Enti locali, in primis l'Unione montana Via Lattea guidata da Maurizio Beria e dai Sindaci dei Comuni olimpici, nel comporre un sistema vincente verso la scelta del Coni e poi verso la definitiva candidatura al Cio. Faremo la nostra parte fino in fondo, in accordo con la Regione e con il Comune di Torino".