La Torino rossa si riscopre antisionista

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 11/07/2018


Il consiglio comunale torinese, dall’alto della propria quantitativamente prolifica e qualitativamente scadente attività legislativa, impiega il tempo delle sedute per dibattere di questioni tanto spinose per essere affrontate nel giro di poche ore, quanto irrilevanti ai fini della gestione cittadina.

È il caso del documento approvato a suon di maggioranze il 9 luglio. Documento con il quale M5S e il gruppo di minoranza Sinistra in Comune si schierano contro le politiche di occupazione israeliane di Gaza, e definiscono pacifiche le manifestazioni dei mesi scorsi culminate con scontri a fuoco lungo il confine tra Palestina e Israele. A dar man forte ai relatori della mozione (Eleonora Artesio, Sic, e Daniela albano, M5S) sono intervenuti Francesco Tresso (Lista Civica per Torino) e due esponenti Pd, l’ex vicesindaco Elide Tise e Monica Canalis.

Nella mozione viene esplicitamente richiesto “che la comunità internazionale si adoperi per far assumere a Israele le proprie responsabilità in quanto Paese occupante”, oltre che “un’indagine internazionale” assieme a “misure per proteggere la popolazione civile”.

Aldilà di come si valuti nel merito la spinosa questione israelo-palestinese, è opportuno offrire alcune precisazioni: la prima è di natura territoriale, dunque squisitamente oggettiva. Il confine che separa lo stato ebraico dalla Palestina è riconosciuto a livello internazionale, Unione Europea compresa. Vien da chiedersi come mai allora, viste le notevoli difficoltà che attualmente paralizzano la vita politica comunale, si dedichi tempo a questioni che l’istituzione comunale non è né in grado di risolvere, né in grado di valutare con chiarezza. Quella che è, a tutti gli effetti, la posizione ufficiale di una realtà cittadina su una questione di notevole delicatezza, necessiterebbe di ben più che qualche oretta di trascurato dibattito.

La seconda considerazione riguarda il gioco dei due forni del PD cittadino: quasi tutti i consiglieri al momento del voto sono fuori dall’aula, compresi il capogruppo Stefano Lo Russo e Piero Fassino; restano in Sala Rossa solo Tisi e Canalis che si esprimono favorevolmente “a causa di un malinteso e di un difetto di comunicazione” afferma successivamente Lo Russo. O i democratici sabaudi hanno scelto di proseguire sulla strada dell’assenza di opposizione, adottata sin dall’elezione di Chiara Appendino, oppure ambiscono a presentarsi all’elettorato tanto occidentalisti filo-israeliani quanto eredi della tradizione della vecchia sinistra, per sua natura vicina alle posizioni palestinesi. Tutto e il contrario di tutto, insomma. Posizione che non segnala alcunché di edificante.

Terzo e ultimo appunto: i pentastellati subalpini (stranamente compatti nel votare favorevolmente il testo) hanno rivestito un ruolo identitario tipicamente di sinistra, ristabilendo per l’occasione le storiche dinamiche politiche. Una sinistra filo-palestinese, trasversale tra le forze di maggioranza e non; un centro neo-democristiano, risorto sotto il nome di PD, che onde evitare l’imbarazzo della scelta si astiene ed esce dall’aula; infine una destra, coerente verso la propria tradizione ideologica di riferimento, in prima fila per difendere la causa israeliana (e della NATO), incarnata nelle parole del consigliere Leghista Ricca.

 

Riportiamo in allegato l'ordine del giorno relativo alla questione trattata.

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