Salvini a Ivrea, nel corso della campagna elettorale di Stefano Sertoli (foto tratta da ilcanavese.it)

Cosa significano per il Piemonte le elezioni amministrative 2018

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 25/06/2018


La giornata elettorale di ieri si è rivelata il giro di boa di uno scenario politico in radicale mutamento. Il compiuto tracollo della sinistra è passato tanto dalla rossa Toscana, quanto dalla roccaforte piemontese di Ivrea, città di Olivetti, governata ininterrottamente dal 1948.

SFUMATURE DI ROSSO – La differenza tra i casi toscani e il più importante di quelli piemontesi è sostanzialmente una: la regione di Rossi è chiamata al voto per il 2020, quella del collega Chiamparino tra meno di un anno. Se per la sinistra (o quel che ne rimane) toscana si profilano due anni di trincea, da vivere tuttavia con la consapevolezza che il tempo per ricompattare i ranghi e non perdere la guida regionale abbonda, per quella sabauda l’appena conclusa tornata amministrativa si rivela essere, con ogni probabilità, il preludio all’abbandono di Palazzo Lascaris da parte dell’attuale giunta.

I COMUNI CHIAMATI AL VOTO – 63 le realtà che hanno visto rinnovare il proprio consiglio comunale. Solo due di queste (Ivrea e Orbassano) con popolazione superiore alle 15.000 unità. Il che significa che gran parte dei 61 casi rimanenti hanno visto contrapporsi essenzialmente liste civiche e candidati indipendenti. Inutili, dunque, per elaborare tendenze politiche ed elettorali a lungo termine e su scala regionale.

PROSPETTIVE PER IL CENTRODESTRA – I due comuni citati hanno visto entrambi la vittoria della coalizione di centrodestra: Stefano Sertoli (sostenuto da Forza Italia-Civica, Lega, Cambiamo Insieme, Insieme per Ivrea) ha espugnato la roccaforte eporediese, Cinzia Maria Bosso ha conquistato il comune della cintura torinese (con l’appoggio di Forza Italia, Obiettivo Orbassano, Progetto Comune, la Città, per Cinzia Bosso Sindaco, Unione di Centro). Una considerazione andrebbe appuntata a questo punto: le due vittoriose coalizioni di centrodestra sono dotate di ossatura politica ben differente. Nel caso di Ivrea, la presenza della Lega determina uno sbilanciamento a destra della creatura politica, a favore di istanze maggiormente nazionaliste. Nell’altro caso l’apparentamento dei forzisti all’UdC tradisce tendenze più moderate.

È proprio la differente natura politica delle due alleanze che permette di dedurre il dato principale: l’assenza di compattezza e uniformità del centrodestra regionale, in vista della futura chiamata elettorale. Una coalizione che, pur avendo le carte in regola per poter espugnare la Regione a mani basse, a dieci mesi dal voto non riesce a presentarsi nella stessa forma in due soli comuni. Che questo stia a significare assenza di maturità in vista della chiamata alle urne da parte dei due principali soggetti del centrodestra piemontese, piuttosto che una specifica scelta politica della Lega a livello piemontese, pronta a coalizzarsi con gli alleati nazionali pentastellati, è presto per dirlo. Solo l’evoluzione dei movimenti politici nazionali renderà possibili previsioni politiche a livello locale.

MORTO UN PAPA NON SE NE FA UN ALTRO – Le evidenti difficoltà del centrodestra nel costruire un progetto comune chiaro, sono sintomo di un panorama politico regionale desolato (e desolante), privato di esponenti di rilievo e caratura nazionale, senza progetti, prospettive o politiche definite per una regione che troppo spesso si rivela fanalino di coda del Nord Italia. E il medesimo ragionamento è valido per i pentastellati e la sinistra, che se privata del suo leader naturale e presidente della Regione mette in luce tutte le proprie drammatiche contraddizioni. È evidente tanto come in questo caso morto un Papa si cada nell'evidente impossibilità di farne un altro, quanto come la carta Chiamparino sia l’unica giocabile da Democratici & Co. per le urne 2019. Ammesso e non concesso che le politiche del governo destino sufficienti sospetti nell’elettorato piemontese.

Scelta che in ogni caso non risolverebbe il problema alla radice, ma che al contrario rimarcherebbe la figura di un Chiamparino "tutore", senza il quale un'intera area politica ambulerebbe spaesata, incapace di uscire dal limbo politico nel quale è precipitata, e di costruire una classe dirigente rinnovata e convincente.

DATI E NUMERI – Si è trattato delle prime elezioni per i comuni di Alluvioni Piovera (AL), Alto Sermenza (VC), Cassano Spinola (AL) e Cellio con Breia (VC), i quattro nuovi comuni istituiti nel 2018. Le 63 località sono ripartite, su base provinciale, in questo modo: sette nella provincia di Alessandria, quattro ciascuno per quelle di Asti e Novara, cinque per Verbania, tre per Biella, tredici per Vercelli, dodici per Cuneo e infine quindici (tra i quali Ivrea e Orbassano) all’interno della Città Metropolitana di Torino.

Bergolo (CN), in base ai dati del censimento 2011, il comune meno popolato (67 abitanti). Ivrea all’altro capo della classifica, con 23.592 unità. Quattro le località con popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti (Villanova Mondovì, Villadossola, Serravalle Sesia, Trino).