La Valle Stretta, in Francia, dominata dal Grand Seru

Gli angoli dolomitici del Piemonte

di REDAZIONE
pubblicato il 23/06/2018


Arrivata l’estate, è giunto per molti il tempo delle gite giornaliere negli angoli montuosi del Piemonte, regione che garantisce un panorama di scelte a 360°. Dai grandi laghi ai paesaggi vitivinicoli, si passa persino da scenari dolomitici.

Quando si pensa alle Dolomiti, il pensiero di molti corre in maniera abbastanza univoca alle regioni italiane all’interno delle quali si ritrovano tanto l’omonima sezione alpina, con limiti geografici ben precisi e continuità territoriale, quanto le cime delle Dolomiti d’Oltrepiave: Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli. A livello morfologico, però, la presenza di roccia dolomitica si riscontra in molti altri luoghi della penisola. Quantità consistenti di questo tipo di roccia danno infatti origine alle Piccole Dolomiti Lucane, in provincia di Potenza, culminanti con la vetta del Monte Caperino a 1455 metri d’altitudine, e a diverse cime piemontesi. Le quali, per costituzione morfologica o, più semplicemente, solo per forma, ricordano le vette del Triveneto.

LA VAL MAIRA – Per trovarsi di fronte a tali imponenti spettacoli verticali, è necessario dirigersi nelle aree occitane della provincia di Cuneo, in quella che è definita anche Valle Macra. Confinate all’interno del comune valligiano di Canosio, si trovano ingenti quantità di roccia dolomia, alternata a strati calcarici, che, circa 200 milioni di anni fa (Era Triassica), diedero inizio alla formazione di Rocca La Meja, del Cassorso, dei Castiglioni, di Rocca Brancia e del Bric Bernoir.

L’affioramento in superficie di tracce di fossili marini conferma che questi luoghi erano bagnati da un mare tropicale, dotato di vere e proprie barriere coralline, attraverso le quali i fanghi carbonatici si depositavano sulla roccia, dando origine a quelle che oggi sono le pareti di gran parte delle cime citate. Le condizioni di formazione di questo settore alpino sono le stesse che diedero vita alle Dolomiti Trivenete.

IL CASO DELLA VAL DI SUSA – Qui, più che alle Dolomiti, alcune caratteristiche riportano alla mente le valli del Trentino-Alto Adige. A partire dall’ampiezza della vallata, che ricorda, in fatto di dimensioni, quelle delle provincie di Trento e Bolzano. In secondo luogo, il folto sistema di valli e valloni “minori” concatenati con la piana principale, e la presenza di un buon numero di punti di connessione, facilmente percorribili, con valli confinanti (che non rendono quindi necessario ricorrere a passi e colli in quota per spostarsi da un versante all’altro), come la Val Chisone. Caratteristica che differenzia notevolmente la Val di Susa da altre realtà piemontesi, dotate di confini geografici molto più netti e definiti (le valli di Lanzo, la Val d’Orco).

Anche in ambienti prossimi alla Val di Susa si trovano tuttavia formazioni montuose che ricordano le Dolomiti: il Grand Seru (2889 m), con le tre vette che lo costituiscono, ne è un esempio. Il monte domina la Valle Stretta, la più occidentale del bacino geografico del Po, ma politicamente entro i confini francesi. Tuttavia, essendo parte proprio di quel complesso di vallate minori collegate alla Val di Susa, è più facilmente raggiungibile da Bardonecchia che dalla Francia. Prima degli accordi di pace successivi alla Seconda Guerra Mondiale, il monte e la sua valle erano parte del territorio italiano. Un secondo esempio è il Gran Adritto, complesso roccioso situato nella Valle del Desinare, prossimo al Grand Seru.