L'assessore regionale alla cultura Antonella Parigi

Colpi di coda al Salone del Libro: chi paga, chi incassa, chi governa

di REDAZIONE
pubblicato il 28/05/2018


La marcia trionfale di Madama Appendino alla conquista del Salone del Libro ha incontrato, in consiglio regionale, il primo (timido) ostacolo. L’assessore alla cultura Antonella Parigi, rappresentante di una giunta da tempo incanalata sul viale del tramonto, barcolla (troppo) ma non molla.

Ecco quanto dichiarato in consiglio regionale da Parigi:

"Nei giorni passati è stato detto che il successo del Salone del libro sarebbe da attribuire a una parte politica. In realtà la storia e i fatti ci dicono che il Salone si è salvato innanzi tutto da solo e con la sua comunità, che gli si è stretta intorno e ha saputo dimostrare quanto questa manifestazione sia importante non solo per Torino e il Piemonte, ma per il Paese. Abbiamo dunque dimostrato che in questi 30 anni qualcosa di buono si era costruito. Qualcosa di non replicabile altrove.

Quanto al ruolo della Regione, come giunta regionale abbiamo lavorato già dai primi anni del nostro mandato per il rinnovamento del Salone, consci del grande valore di questa manifestazione e proprio per preservarlo e per superare un modello che si era rivelato non più sostenibile. Atti concreti che abbiamo voluto portare avanti per salvaguardare il Salone e mantenerlo a Torino. A questo proposito vorrei ricordare che, nel momento della frattura con l'Aie, questo è stato possibile grazie al coraggio del presidente della Regione, che di fronte a un ministro della sua stessa area ha saputo ribaltare il tavolo delle trattative, che cercava un compromesso con Milano.

Per quanto riguarda gli anni passati, per dieci anni i conti non sono mai stati in equilibrio; poi nel 2017, a causa di una perdita e della svalutazione del marchio, rispetto alla quale sono state anche sollevate alcune obiezioni, è emersa una situazione di forte criticità di bilancio che ha avuto gli esiti ben noti a tutti. Nel 2018, passando la gestione del Salone al Circolo dei lettori e alla Fondazione per la Cultura, abbiamo invece registrato, oltre a un successo sotto il profilo culturale e di affluenza degli editori e del pubblico, un importante avanzo di bilancio. Un risultato straordinario che dimostra che, anche economicamente, il Salone è un prodotto sano qualora lo si gestisca con le giuste competenze.

Per il futuro, come Regione auspichiamo e anzi ci adopereremo per una gestione che sappia valutare le competenze. Intanto stiamo lavorando con il Comune per mettere a punto una convenzione, di cui stiamo definendo i contorni e che dovrà contenere alcuni elementi per noi cruciali: la tutela dei lavoratori della Fondazione e la condivisione delle scelte sulla governance.

Stiamo inoltre lavorando per trovare un partner privato, e non un affidamento di servizi. Un partner che presenti un progetto per le prossime edizioni del Salone del libro e che si occupi dell’organizzazione, ma anche della valorizzazione del marchio. Tra gli altri aspetti che verranno inseriti nella gara ci sono inoltre la gestione degli aspetti commerciali, l’allestimento, la comunicazione. La gara per individuare tale soggetto privato verrà impostata dalla Regione Piemonte tramite le sue partecipate Circolo dei lettori e Scr. Il Circolo dei lettori ha infatti dimostrato di possedere tutte le competenze per costruire un capitolato interessante per il mercato. La gara prevederà inoltre un investimento economico da parte nostra. La Fondazione per la Cultura si occuperà della dell’organizzazione dei contenuti culturali e di tutto il Salone Off, nonché della ricerca di sponsorizzazioni presso partners privati. Nell’ambito della convenzione sarà inoltre costituito un Comitato di indirizzo, o una cabina di regia, dove siederanno anche gli editori, che peraltro potranno partecipare alla gara per l’organizzazione del Salone".

In sostanza: la regione organizza la struttura generale e, soprattutto, paga. Il comune, dal canto suo, fa bottino pieno grazie ai finanziamenti degli sponsor. Non v’è dubbio che le intenzioni della Parigi siano buone: ma l’assessore si trova nella condizione di agire in un campo (quello culturale) ormai a totale trazione e dominazione pentastellata. E, di certo, l’arrendevolezza di Chiamparino nei confronti della giunta comunale (dimostrata a più riprese nei casi del Salone, del Regio e di altri noti festival cittadini) non aiuta. Sembra che le intenzioni di Parigi siano finalizzate alla costruzione di una struttura amministrativa solida (e compartecipata da comune e regione) da lasciare in eredità alla prossima giunta regionale. Che, quasi senza ombra di dubbio, sarà ben più allineata con la rispettiva comunale.