Tiriamoci su le maniche... a GAMBO!

di MAURIZIO STEFFENINO
pubblicato il 04/05/2018


Nel corso dell’ultima tornata elettorale il ritornello “AIUTIAMOLI A CASA LORO” ha riempito la bocca di tanti candidati e di una innumerevole serie di elettori con l’intento di convincere gli incerti a votare per i difensori dell’Italianità e della sovranità tricolore. Ma un conto è riempirsi la bocca senza sforzarsi di approfondire la conoscenza delle situazioni del cosiddetto terzo mondo, un altro è TIRARSI SU LE MANICHE e condividere in quei luoghi, INSIEME a quelle popolazioni, il proprio impegno e la speranza di futuro. La realtà torinese a cui questo piccolo contributo si ispira è una di quelle che non solo mette a disposizione professionalità e risorse economiche… ci mette le mani, i corpi, il cuore, l’anima. La dottoressa Enza Fruttero, la nostra testimone, è una di quelle “torinesi” che attraverso i Missionari e le Missionarie della Consolata prestano il loro prezioso servizio in quel villaggio di nome Gambo a 2.200 metri di altitudine a circa 250 km a sud-est di Addis Abeba in Etiopia. Gambo è un villaggio in cui trovano ospitalità ammalati di lebbra costretti ad abbandonare le loro famiglie e le loro comunità a causa della malattia. La storia della Missione di Gambo inizia nel 1922 con l'arrivo dei Padri Cappuccini francesi. Si aprì un piccolo ambulatorio per le prime esigenze sanitarie. Arrivarono poi le Medical Missionaries of Mary e, dal 1974, i Missionari e le Missionarie della Consolata con lo sviluppo di un Rural Hospital: attualmente il presidio medico è centro di riferimento governativo per la lebbra ed è molto affollato anche da parte di pazienti provenienti da altri villaggi. L'ospedale copre un bacino di utenza di circa 5000 abitanti in un raggio di oltre 250km. Certo noi pensiamo che la lebbra ormai non esista più, invece, semplicemente perché non fa notizia giornalistica. In questo angolo del mondo si vive ancora affetti da questa malattia gravemente invalidante e stigmatizzante. Enza Fruttero, appartenente alla Facoltà di Teologia e del Centro Cattolico di Bioetica, insieme a molti volontari e volontarie, porta avanti da molti anni la sua opera a Gambo. Ha visto realizzarsi negli ultimi nove anni di questo percorso il desiderio di fare volontariato in Africa: dopo aver letto un articolo sui malati di lebbra ha iniziato così la sua voglia di aiutarli. La sua professione di biologa Le ha permesso di potenziare, aggiornare il laboratorio, facendo anche formazione alla popolazione locale. Anche la promozione delle iniziative a sostegno dell’opera l’ha vista impegnata a raccogliere fondi con banchetti in manifestazioni varie, raccolte fondi tra amici di Torino: il clima di condivisione di valori da parte di persone provenienti da strade differenti che decidono di cooperare come una grande famiglia universale è qualcosa di fantastico. Le risposte sono concrete: acqua pulita e cibo sufficiente, alfabetizzazione e formazione nei vari campi, in particolare educativo e sanitario. Il pensiero che Enza vuole comunicarci è questo: "La gioia di aver incontrato questa realtà, realtà che è stata lo scopo della mia vita, e che le ha dato un senso. Tante e tante storie intrecciate, un senso di gratitudine per la vita e per ciò che abbiamo e, non ultimo, la libertà di vivere senza orologio, cellulare e soldi." Allora ecco che la VOGLIA DI IMPEGNO si trasforma in IMPEGNO CONCRETO: COLLINE SORELLE. Dal primo al 12 luglio nella frazione GAMBO del comune di LA MORRA (CN) si terranno delle iniziative a sostegno del GAMBO in Etiopia. Vista l'omonimia dei due paesi il sogno è diventato realtà: realizzare un gemellaggio del Gambo africano con il Gambo di La Morra, un gemellaggio simbolico, non solo quindi per la bontà dei nostri vini e dei frutti della terra, ma basato sull'Amore fra culture diverse, religioni differenti, desiderio di reciproco aiuto, di scambio, nella certezza che ognuno di noi ha un suo ricco patrimonio interiore capace di aprirsi all'altro in un abbraccio di unione, pur mantenendo la propria identità, il proprio intimo tessuto. E chissà ... quali risonanze comuni, che attualmente non sappiamo, potrebbero nascere e svilupparsi aprendosi alla reciproca conoscenza. Ci vediamo a GAMBO… quello che VOLETE!