Le aspirazioni filolombarde delle destre piemontesi

di REDAZIONE
pubblicato il 03/05/2018


È all’ordine del giorno del consiglio provinciale del VCO, seduta del 3 maggio, la mozione di richiesta di indizione del referendum per il passaggio della provincia dalla Regione Piemonte alla Lombardia. La delibera fa seguito alla raccolta delle 5200 necessarie alla richiesta di referendum, avvenuta sul finire dello scorso anno.

L’idea è nata a seguito dei referendum autonomistici lombardo-veneti dello scorso novembre, e tale raccolta firme era stata lanciata, con la campagna Diamoci un taglio, anche nella provincia di Novara. Il cui presidente fu proprio il primo ad accarezzare l’idea del trasloco nel 2012. Ma la proposta, evidentemente, non ha attecchito nelle menti dei novaresi.

A guidare il carro di guerra contro il Piemonte c’è, tra gli altri, nientemeno che Roberto Rosso. Che cosa abbia a che fare Rosso, monferrino, con Verbania non ci è dato saperlo. A sostenerlo, ancor prima che la Lega, troviamo l’ex senatore forzista Valter Zanetta.

Le ragioni atte a sostenere l’indirizzo secessionista vengono ricondotte dai promotori a questioni geografiche, linguistiche, infrastrutturali, finanziarie. Il dialetto e la cadenza linguistica delle zone interessate è molto più prossimo al lombardo che non al piemontese. Ma se tale dimostrazione fosse valida come metro di giudizio per tutte le altre realtà italiane, dovremmo scucire un bel po’ di quattrini per creare una Regione Salento (con un dialetto notevolmente differente dal pugliese settentrionale), fare di Brescia e Bergamo comunità autonome, e per concludere liberare l’Alto Adige – Sudtirol dalle catene che lo vincolano a Roma e lasciarlo libero di realizzare la felice unione con l’Austria. Riguardo alle infrastrutture, Torino è geograficamente distante e mal collegata, mentre Milano è a 45 minuti d’automobile. Infine, la Lombardia concede alla provincia di Sondrio, simile per conformazione a Verbania, agevolazioni superiori a quelle piemontesi. Un esempio? I canoni idrici: nel Vco vorrebbero 18 milioni, ma il Piemonte li nega. Poi ci sono la più bassa addizionale Irpef lombarda e le agevolazioni sulla benzina per le zone frontaliere, inferiori in Piemonte.

Ma, in ultima analisi, ciò che davvero ha convinto i cittadini firmatari, è stato un motivo estraneo a tutte le precedenti considerazioni: l’allettante ipotesi di contribuire alle casse di una delle città più in voga del momento, l’idea di accodarsi a quel sistema Milano, volgendo le spalle allo scarso appeal sprigionato dal capoluogo sabaudo.

Una delegazione del comitato promotore del referendum aveva fatto visita all’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il quale si era persino spinto ad avallare l’idea di un VCO lombardo. Anche in questo caso non ci è dato conoscere le motivazioni: perché una regione finanziariamente stabile, qual è la Lombardia, dovrebbe accollarsi un territorio gravato da debiti mostruosi come la provincia di Verbania? Più probabile, invece, che la rivalità campanilistica con il collega della Regione Piemonte abbia preso il sopravvento, spingendo Maroni a fare niente di più che un dispetto da scolaresca a Chiamparino.

Ciò che desta le maggiori ombre sulla vicenda è il fatto di essere un referendum “calato” dall’alto, non frutto di una spinta popolare forte. Partorito dalla mente di esponenti politici rimasti senza poltrona e in cerca di argomenti da campagna elettorale, in vista di una possibile rielezione (Rosso tuttavia la poltrona l’ha ottenuta con le politiche del 4 marzo, candidandosi, pensa un po’, proprio a Torino). Esponenti poco impegnati, a quanto risulta, a saldare gli immani debiti della provincia. Forse perché non in grado, hanno preferito foderare le orecchie dei verbanesi di ovatta e renderli impermeabili di fronte ai reali problemi del territorio.

Resta innegabile che la sponda ovest del Lago Maggiore, al momento in quota piemontese, rappresenti un gioiello turistico che, se trasferito al controllo della Lombardia, porterebbe in dote un patrimonio culturale non indifferente. Così come resta incontestabile una piccola considerazione oggettiva: se tutta la vicenda andasse effettivamente in porto, il VCO si ritroverebbe a far parte di una regione con la quale non vi sarebbe il minimo collegamento territoriale. Infatti il lembo più a sud del lago Maggiore fa parte della provincia di Novara, quello più a Nord è sotto controllo svizzero.

Ultima questione da analizzare: tra le motivazioni presentate dal comitato promotore in origine vi era anche la mancata richiesta di autonomia per la regione Piemonte, contrariamente a quanto fatto in Lombardia e Veneto. Sarà necessario valutare quanto inciderà sull’iniziativa il tavolo aperto con Roma da Chiamparino al volgere del 2017 proprio riguardo all’autonomia.

L’iter per la secessione è lungo: innanzitutto, per fare il referendum vanno trovate alcune centinaia di migliaia di euro, dopodiché occorrerà raggiungere il quorum, fissato al 40%. A quel punto, in teoria, bisognerà modificare i confini regionali, con una legge che può fare soltanto il Parlamento, una volta recepito il parere delle due Regioni.