Cronaca di un divorzio annunciato

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 07/04/2018


Se è possibile criticare Renzi (dal punto di vista storico, sia tenuto a mente) per aver traslato, nello spettro politico, il fulcro dell’elettorato del proprio partito, altrettanto andrebbe fatto con il sindaco Appendino.

Perché il segnale di ebollizione delle periferie Nord della città, lanciato forte e chiaro con il voto del 4 marzo, è un messaggio diretto in corsia preferenziale al primo cittadino. Il quale, con l’invio della lettera d’interessamento per l’organizzazione dei giochi olimpici del 2026, sancisce il definitivo divorzio con il bacino umano che gli ha trionfalmente aperto le porte di Palazzo Civico.

Il comitato No Torino 2026: Le Olimpiadi del debito è solo l’espressione più diretta e immediata di un malessere diffuso, che, lacerando in due blocchi la città, ha decretato prima la prematura dipartita politica di Fassino e, adesso, l’inevitabile scontro interno al M5S torinese.

Si legge sulla pagina Facebook del comitato anti olimpico: “Cari pentastellati, potrete abiurare ogni vostro passato: ma il bel mondo di cui anelate un saluto, un cenno, una pacca sulla spalla - qualsiasi cosa - semplicemente vi considererà sempre dei parvenu. Lunga è la tradizione dei rivoluzionari che diventano restaturatori: voi siete soli gli ultimi.”

Chiunque abbia interesse a fare obiettive valutazioni in merito ai processi di ascesa e declino del grillismo subalpino, deve tornare con la mente ai dibattiti, cronologicamente superati, ma più che mai attuali, sull’eventuale costruzione della TAV. Perché è in quel momento che nascono le frange rivoluzionarie che coinfluiranno poi nel movimento, andando a sancire il successo elettorale dello stesso nella Val di Susa alle elezioni politiche del 2013.

Componente, quella dei No TAV, quantitativamente non indifferente nell’amalgama del comitato anti olimpico. Ancora una volta, le periferie ricompattano i ranghi sotto la bandiera del (comprensibile) rifiuto ai bagliori della sofisticata vita del centro città. Perché i punti di contatto, escludendo quello sopracitato, sembrano essere davvero pochi. Come per il grillismo delle origini, in quel comitato che altro non è se non la risorta sinistra del Movimento, convivono No TAV e No Vax, fascisti in cerca d’autore e comunisti nostalgici, sentinelle del debito cittadino e urlatori di piazza. Che, forse, in tutto questo, sono stati i più coerenti, anteponendo, ieri come oggi, l’interesse delle periferie dimenticate (alle quali probabilmente le Olimpiadi non porterebbero profitto, e certamente non un rendiconto immediato) a quello della città tutta.

Nell’anniversario della morte di colui che fu tra i più grandi rivoluzionari divenuti restauratori, il 5 maggio, le anime di No Torino 2026 si riuniranno in assemblea, sostenuti anche da alcuni membri del M5S eletti in consiglio comunale: vedremo allora, e con noi la giunta, se e quanto fanno sul serio.