La mongolfiera che si staglia contro la Mole in costruzione fotografata da Henri Le Lieure.

La Torino perduta alla Fondazione Sandretto

di REDAZIONE
pubblicato il 06/04/2018


La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta, fino al 29 maggio, “Nuove immagini dell’antico: la fotografia dell’Ottocento in Italia”, mostra a cura di Filippo Maggia che raccoglie oltre settanta fotografie storiche appartenenti alla Collezione Sandretto Re Rebaudengo. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha sempre riconosciuto alla fotografia un ruolo da protagonista nella restituzione e traduzione dell’ambito contemporaneo in cui viviamo. L’attenzione alla fotografia italiana si è andata esprimendosi, dal 1998, nella periodica realizzazione del progetto espositivo “Da Guarene all’Etna”, vetrina per i giovani artisti italiani, invitati dall’istituzione a realizzare un progetto fotografico dedicato al paesaggio e alla geografia sociale e culturale italiana.

Accanto a questo impegno volto a sostenere e promuovere la ricerca attuale, è stata costituita una collezione di fotografie datate dal 1845-1850 sino ai primi decenni del Novecento, significativa raccolta che certifica l’importanza della memoria storica del nostro Paese, senza la quale è difficile comprendere le ragioni del presente, oltre all’intrinseco valore dato dalla conservazione e valorizzazione di questi rari documenti cartacei.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo: “La Collezione ha guardato indietro. Si è proposta l’ambizioso obiettivo di mostrare nel tempo al pubblico e agli studiosi come il linguaggio fotografico del nostro paese si sia sviluppato dagli esordi ad oggi. L’analisi del panorama contemporaneo non può prescindere dalla conoscenza e dal confronto con il materiale storico”.

La selezione proposta in mostra annovera molti dei fotografi più importanti attivi nella seconda metà dell’Ottocento, fra loro: Henri Le Lieure e Charles Marville con splendide immagini di Torino, Adolphe Godard a Genova, le vedute aeree del Duomo di Milano di Hippolyte Deroche e Francesco Heiland, la Certosa di Pavia di Luigi Sacchi, l’Arena di Verona di Moritz Lotze, le carte salate di Venezia realizzate da Fortunato Antonio Perini e Domenico Bresolin, la Firenze di Leopoldo Alinari e Alphonse Bernoud, Enrico Van Lint a Pisa, i monumenti romani ritratti da Robert Macpherson, Pierre Petit e Gioacchino Altobelli, sino al Teatro greco di Taormina immortalato da Giorgio Sommer.

A differenza di Marville, che opererà prettamente a Parigi, lo stretto legame che unisce Le Lieure a Torino nasce nel 1859, quando, a seguito dell’esercito Francese giunto in Italia per combattere a fianco dei Piemontesi la seconda guerra d’indipendenza, scatta la prima fotografia nella regione, presso il castello di Villardora. Da lì a due anni aprirà uno studio nella capitale sabauda, inaugurato il giorno di Natale dell’anno 1861. Si specializzerà in ritrattistica all’interno di un sofisticato e attrezzatissimo studio, che attrarrà le lodi della Gazzetta Piemontese. La sua clientela, composta da nobili e ricchi borghesi del mondo della cultura e dello spettacolo, sarà trampolino di lancio per giungere negli ambienti di corte, quale fotografo della famiglia reale. Nel 1861, in occasione dell’Unità d’Italia, realizzerà un album con i ritratti di tutti i componenti del Primo Parlamento Italiano. In seguito, complice lo spostamento della capitale del Regno, si trasferirà a Roma. La città di Torino lo onorerà, nel 1872, con il diploma di primo grado per essere stato promotore della fotogliptia (o woodburytipia).

 

(parte dei testi tratti dal sito della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo)