SalTo di qualità: prospettive per il Salone del Libro 2018

di REDAZIONE
pubblicato il 28/02/2018


La spirale di insuccessi amministrativi (la liquidazione della Fondazione del libro, l’abbandono dei grandi editori in favore della omologa manifestazione milanese), che nei mesi passati ha riscaldato l’atmosfera intorno a uno dei maggiori eventi cittadini, lasciava presagire scenari desolanti e privi di prospettive per la trentunesima edizione del Salone del Libro.

Nella conferenza stampa tenuta all’interno della Mole, il direttore del Salone Nicola Lagioia ha fatto il punto della situazione e presentato i contenuti della prossima edizione: accantonato il clima decisamente guerresco con i rivali meneghini dello scorso anno, la manifestazione 2018 sarà incentrata sull’idea di futuro, da cui scaturisce il titolo. Un giorno, tutto questo riassume infatti i dubbi, le ansie, le speranze, le prospettive sul futuro del nostro mondo.

Dal 10 al 14 maggio alcune tra le più eminenti menti del pianeta convoglieranno a Torino per rispondere alle cinque domande proposte:

1) Chi voglio essere? La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

2) Perché mi serve un nemico? I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

3) A chi appartiene il mondo? Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

4) Dove mi portano spiritualità e scienza? Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore nelle scienze? O altrove?

5) Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione? La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

Domande alle quali si proporranno risposte grazie a un sempre più stretto rapporto tra differenti tipi di narrazione: audio, letteraria, televisiva (Niccolò Ammaniti presenterà gli otto episodi della serie Il Miracolo, in onda a maggio su Sky Atlantic), cinematografica (con la presenza di registi di caratura mondiale quali Bertolucci, Tornatore, che presenterà il suo ultimo libro, Guadagnino, Guillermo Arriaga, co-autore di diverse pellicole del pluripremiato Inarritu). Legami intensificati con enti e istituzioni dentro e fuori il territorio nazionale (OGR, Buchmesse di Francoforte), con la scelta della Francia quale paese ospite. Paese che nella figura della filosofa Simone Weil troverà il suo epigono grazie ad appositi convegni e approfondimenti.

Nel cinquantesimo anniversario del ’68, che non ha interessato solo la Francia, ma che nella Francia e nella sua capitale ha avuto la propria locomotiva, la sezione di approfondimento sarà appunto intitolata Maggio Francese.

Il tema di questa edizione non esclude lo sguardo al passato: ricorrono infatti i duecento anni del Frankenstein di Mary Shelley, il quarantennale del ritrovamento del cadavere di Moro, il trentennale della morte di David Foster Wallace, il quarantennale della pubblicazione di Orientalismo. E per onorare i quattro avvenimenti ecco che, rispettivamente, quattro scrittori si rinchiuderanno in una villa torinese, impegnati nella stesura di racconti gotici, l’attore Fabrizio Gifuni presenterà un monologo incentrato sul caso Moro (dopo aver già interpretato al cinema l’ex Presidente del Consiglio in Romanzo di una strage), Christian Raimo e Giordano Meacci cureranno l’omaggio a Wallace, e infine (per il terzo anno consecutivo) la sezione Anime Arabe si occuperà di Edward Said.

Lenti a fuoco su autori provenienti dai quattro angoli del pianeta: dalla Spagna Fernando Aramburu, Paco Ignacio Taibo II, Alicia Giménez-Bartlett, dagli Stati Uniti Alice Sebold, il premio Nobel Herta Müller dalla Germania, il già citato Arriaga per il Messico, Emmanuel Carrère dalla Francia, sulla scia del successo del suo ormai ben conosciuto Limonov. E, dopo 23 anni, proprio lo scrittore russo protagonista del romanzo potrà uscire dal proprio paese, destinazione Europa occidentale. Al Salone presenterà la propria autobiografia, Zona Industriale.

Questi solo alcuni degli accenni dei dirigenti del Salone in merito al programma, la cui versione completa sarà resa nota nella conferenza stampa di aprile. C’è da dire che le prospettive di questo Salone sembrano essere orientate nella direzione del successo, complice forse il ritorno dei grandi editori, dopo la fuga in favore del milanese Tempo di Libri, che andrà in scena tra meno di due settimane. Sarà per questo, sarà per la tradizionale propensione letteraria del pubblico torinese, o per il discreto charme culturale che avvolge la capitale sabauda, ma, almeno per quest’anno, sembra non esserci partita.