La voce di una città viva

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 11/02/2018


Verrebbe ragionevolmente da chiedersi come mai, giunti quasi al termine del decennio caratterizzato dall’esplosione intemperante ed incontrollata dei blog, dei commenti ai post del momento, della manifestazione isterica delle proprie opinioni, si sia sentita l’esigenza di lanciare un’ennesima testata.

Verrebbe da chiedersi perché, dovendo investire i propri minuti di lettura mattutina, serale o della fugace pausa caffè, si debba scegliere proprio la nostra.

Il nostro progetto è figlio di una doppia sfida: da una parte la volontà di dimostrare ai fautori del “non si mangia con la cultura”, che l’inaridimento sociale conseguente è causa delle derive irrazionali ed estremiste a cui stiamo assistendo, dall’altra quella di dimostrare che almeno un manipolo di cittadini resiste a questo processo di desertificazione messo in atto da un’amministrazione dopo l’altra.

Un’immagine ha condizionato il processo creativo e le scelte di redazione: quella del caffè illuminista, luogo di incontro e di confronto, di crescita, di analisi lucida e rigorosa dei fatti, contrapposto ai bisbigli e alle lamentele della piazza.

Chi cercherà tra queste pagine l’ultimo fatto di cronaca, l’ultima irragionevole dichiarazione del politico di turno o lo schiamazzante piagnisteo del signor nessuno di passaggio, stufo delle scelte della classe politica da lui stesso votata negli anni passati, è invitato a cambiar lettura. Non troverete niente del genere.

Il medesimo invito è rivolto a chi predilige la quantità alla qualità. La redazione assemblata non è nata dietro promessa di immediato ritorno economico, composta di membri esperti nei rispettivi campi, mossi da null’altro se non l’interesse per la propria città nel segno di un’esperienza di cittadinanza attiva e critica. Ma le ridotte dimensioni di un team con tali caratteristiche comporterà scelte obbligate in fatto di numeri di articoli: non abbiatecene a male.

L’aspirazione è quella di essere il volto e la voce del mondo culturale Torinese, tramortito da politiche senza prospettive, consiglieri senza occhi e assessori senza competenze, l’espressione di quella Torino che reca in sé tutti i requisiti per poter essere a pieno titolo capitale culturale d’Italia.

Questa testata nasce in seguito a uno scatto d’ira e uno d’orgoglio. Ira nei confronti delle recenti scellerate politiche culturali, dei 5,8 milioni tagliati dal comune al settore cultura e turismo nel solo 2017, con conseguente perdita di mostre (Manet), festival musicali (Fringe, Torino Jazz Festival) e tagli ad enti culturali (Fondazione Teatro Regio). E gli esempi potrebbero continuare. Orgoglio per essere riusciti a scrollare dopo decenni dalle spalle della città l’immagine del grigio e obsoleto borgo industriale, per tramutarsi in un polo d’eccellenza universitaria, vivacità sociale e ottima offerta culturale. E tutto questo noi torinesi non vogliamo perderlo. Certo non a causa di un’amministrazione con i paraocchi, passata da una tanto declamata diversità antropologica rispetto a tutto e tutti, all’essere una mera parodia di se stessa.

Si potrebbe obiettare che, escludendo la cronaca, non rimarrebbe molto di cui parlare, preventivati gli orizzonti locali optati dalla redazione. Dobbiamo dissentire, e nei prossimi mesi sarà nostro compito mostrarvi quanto si possa andare a fondo nelle dinamiche della vita cittadina, e quanto una città come la nostra abbia tanto da offrire. La città è viva, vuole e deve esprimersi.